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Comelico e Monte Zovo

Il Monte Zovo è un luogo privilegiato posto al centro del Comelico, dove si può dire che sia nata la selvicoltura italiana, l’arte di coltivare una foresta preservandola e ricavando ad arte da essa del pregiato legname. Per fare questo in Comelico si sono istituite le Regole, organi di governo del bene comune e delle risorse naturali utili alla sopravvivenza delle comunità locali e al mantenimento del patrimonio fisso: il territorio. Le Regole comeliane hanno radici profonde, nacquero più di mille anni fa e sono ancora vive, benché mutate nel tempo.

Il Comelico è anche la porzione più settentrionale della Provincia di Belluno a diretto contatto con l’Austria, dove la naturalità e l’equilibrio fra uomo e biosfera trovano massimi livelli di espressione. Da qui è possibile immergersi nel paesaggio in modo superlativo, grazie alla conformazione del tutto particolare di questo luogo. Una zona dove la natura si preserva in qualche modo selvaggia e primordiale nonostante sia armoniosamente disegnata dalle interazioni delle comunità umane con la loro operativa millenaria presenza.

Qui affiorano le rocce più antiche del libro di pietra delle Dolomiti Unesco e da qui si gode di un panorama impareggiabile ampio e diversificato dove risulterà immediato a chiunque cogliere la bellezza delle Dolomiti.

Comelico

Siamo in un luogo particolare, lontano benché raggiungibile, sacralmente isolato, dove gli andamenti tipicamente alpini di questo settore orientale della catena, incontrano le meravigliose Dolomiti (Sistema 5 e Sistema 4 Dolomiti Unesco).

Da qui le Dolomiti si presentano improvvise come enormi cristalli piantati nel terreno ondulato e inciso, ricoperto da foreste e pascoli. Il Comelico è la transizione fra le Dolomiti e il resto delle Alpi verso la Carinzia e la Carnia, la terra di unione di due mondi geologicamente molto diversi che insieme descrivono oltre 500 milioni di anni di storia del Pianta Terra.

Venezia, ai tempi del dominio delle Repubbliche Marinare italiane, guardava al Comelico con grande interesse per il pregio delle fustaie di abete rosso qui dominanti. Alberi bellissimi e secolari che si trasformavano in perfetti alberi di navi. Le navi veneziane portarono questi alberi, cresciuti accarezzati dai venti dolomitici, prima a fluitare lungo il Piave, poi a incontrare i venti dell’intero Mediterraneo, e le vele da essi sostenute furono viste da molti popoli della terra. Foreste che nella potenza della loro biodiversità seppero manifestarsi nel mondo, pur rimanendo radicate dov’erano.

Monte Zovo e dintorni: in sintesi