Magazine

menu

Enrosadira sulle Tre Cine di Lavaredo

Quando si guardano le Dolomiti, non è facile accorgersi delle varie tipologie di rocce che le formano. Quello che invece si nota a colpo d’occhio sono le principali pareti verticali, fatte di dolomia, che vantano colori cangianti grazie alle variazioni della luce durante le diverse ore del giorno. La loro massima spettacolarità si tocca durante l’alba e il tramonto. Ecco perché la maggior parte delle fotografie delle Dolomiti vengono catturate in quei momenti.

Questo fenomeno è noto nella lingua ladina, parlata in buona parte dalla regione dolomitica, con il nome di Enrosadira, uno splendore capace di infiammare le vette dolomitiche con affascinanti variazioni cromatiche fra il rosa, l’arancione, il rosso e il viola.

Magia di dolomia e luce

L’effetto dell’Enrosadira nasce dall’incontro tra roccia e luce, lì dove la montagna si spoglia della vegetazione, nei momenti più intensi della giornata.

La magia si manifesta quando il sole sfiora l’orizzonte e la particolare radiazione luminosa di questi istanti si stende sulla peculiare composizione mineralogica delle dolomie.

Un singolo sasso di queste vette rocciose appare mediamente bianco o leggermente rosato, ma quando il sole accarezza una delle stupende pareti verticali dolomitiche, l’intera montagna sembra emozionarsi: proprio come arrossiscono le persone quando toccate nelle corde più profonde dell’animo.

Enrosadira nelle Dolomiti

Un fenomeno mitico

“Diventare rosa” è il significato del termine Enrosadira, ma esso evoca anche le rose della leggenda dolomitica.

Si narra che il Re dolomitico Laurino, sconfitto e tradito, maledì il roseto più bello del suo regno in preda alla rabbia, rendendolo invisibile di giorno e di notte. Nella maledizione il Re non menzionò tuttavia alba e tramonto.

Il roseto guadagnò così vita eterna nell’Enrosadira, trasformandosi nei colori delle rocce al nascere e chiudersi del giorno.