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Gruppo montuoso del Catinaccio

Usciamo oggi dai confini della provincia di Belluno per rimanere nel Sistema 7 delle Dolomiti Unesco, e più precisamente in Val di Fassa e Val di Fiemme, per visitare i gruppi montuosi del Latemar e del Catinaccio.

Quest’area ha una grande importanza scientifica perché fu luogo di accesi dibattiti geologici tra i più famosi scienziati della fine dell’800. La geologia della zona fu poi in grado di offrire le chiavi di lettura per strutturare ipotesi e argomentare importanti teorie a livello internazionale.

Tutto parte da una saga geologica avvenuta qui circa 235 milioni di anni fa, quando ancora le Dolomiti erano isole in un mare triassico. Ai piedi del Latemar (la montagna più studiata del mondo) e del Catinaccio (uno dei più bei esempi di scogliera carbonatica progradante al mondo), eruzioni e colate vulcaniche crearono delle isole che ricoprirono quelle costruite da organismi marini.

Questo evento, molto invasivo, cambiò gli equilibri che regolavano la crescita delle isole costruite dagli organismi, ma permise anche l’accostamento di rocce scure e rocce chiare. Questo gioco di rocce e di colori ci regala oggi un’eredità geologica particolare e bellissima.

schema Catinaccio
Schema da Bosellini A. modificato - Dolomiti Project Srl

Il Catinaccio risponde come poche altre montagne alle domande necessarie per la comprensione delle forme e delle geometrie delle antiche isole carbonatiche, dei loro rapporti di crescita nel tempo, dei loro rapporti con i depositi di mare profondo circondariali e della loro interazione coi vulcani.

Si tratta anche di un luogo pervaso da miti e leggende. Il Catinaccio, Rosengarten in tedesco, era infatti il regno di re Laurino e sede del suo magnifico roseto. Più bella del roseto era solo sua figlia, Laurina.

Attratto dallo spettacolo delle rose, il principe Latemar decise di avvicinarvisi, ma vide Laurina e se ne innamorò perdutamente, portandola via con sé.  Il re Laurino, distrutto dalla perdita, maledisse le proprie rose condannandole a non fiorire “né di giorno, né di notte”. Nel farlo scordò però di menzionare l’alba e il tramonto: per questa ragione ancora oggi, soltanto in queste fasi della giornata, è possibile ammirare le splendide rose del sovrano, il cui riflesso luminoso dà vita al fenomeno dell’Enrosadira.

Catinaccio: in sintesi