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Andraz castello e paesaggio

28 Marzo 2019

Andraz

Il Castello di Andraz è una fortificazione di antichissime origini che sorge su un enorme blocco di dolomia totalmente incluso nella sua architettura. Nel corso dei periodi storici, a partire dal X secolo, ha vissuto varie modifiche strutturali conservando però il suo ruolo di punto di riferimento per il governo di questa parte di territorio.

Il Castello, un baluardo osservativo e difensivo, è stato ricavato a partire da antichi insediamenti nati anch’essi nei grossi blocchi di dolomia trasportati qui dai ghiacciai durante l’ultima glaciazione (circa 20.000 anni fa). Lo schema distributivo interno del Castello è totalmente condizionato dalla presenza dell’enorme blocco di dolomia che viene mutuato morfologicamente dai muri, sfruttandone perfettamente la geometria e l’inclinazione. Uno degli accessi alla parte interna del Castello è caratterizzato da una primitiva “galleria” che, probabilmente, dà il nome al luogo e al Castello (Andraz = cavità, antro), anch’essa definita dalla forma del blocco.

Il Castello fu collocato in posizione strategica per il controllo dei passaggi e dei mercati, lungo una direttrice che univa la terra che sarà l’Italia al Tirolo e che divenne nota come Via della Vena, una posizione legata indissolubilmente alla dolomia.

Castello di Andraz

Per secoli lungo questa via vennero trasportati verso Nord i minerali estratti fra Colle Santa Lucia e Selva di Cadore (nelle miniere del Fursil). I minerali metalliferi di questa zona erano, infatti, particolarmente adatti per la forgiatura di spade di enorme valore e qualità. Nel Castello, posto lungo la via per controllare i traffici di persone e merci, prendeva posto anche un forno fusorio per un’arcaica lavorazione dei metalli.

Tutta l’area, originariamente chiamata Buchenstein, era amministrata dal Tirolo e questo nome appartiene anche a delle rocce della serie geologica dolomitica, qui studiate fin dalla seconda metà del 1800. Gli originari “Schichten von Buchenstein” dei primi autori, furono poi battezzati “Formazione di Buchenstein” e poi forzatamente italianizzati durante il ventennio fascista e trasformati in “Formazione di Livinallongo”.

Rocce che parlano del Ladinico (un’età del Periodo Triassico: circa 242-237 Milioni di anni fa) e dell’immissione, nei bracci profondi di mare compresi fra le isole dell’arcipelago dolomitico, di materiali che lentamente ricoprivano i fondali. Parte di questi materiali provenivano da antichi vulcani, di ancora incerta collocazione, che, seppur lontani, riuscivano a diffondere ceneri che, finendo sul fondo del mare, divennero poi roccia sedimentaria, chiamata ora “Pietra Verde di Livinallongo”.

Andraz: in sintesi